
Ed infine è giunto il giorno della performance finale. Nell’area militare dismessa dello Stagnone di Marsala dove spiccano gli hangars dell’ingegnere-architetto Pier Luigi Nervi, il cielo a fine giornata si è lentamente schiarito e le nuvole hanno lasciato posto ai raggi del sole. I componenti del gruppo dell’Ephemeral Arts Connection non si sono risparmiati e nell’incertezza delle condizioni meteorologiche, con stivaletti e coperture di emergenza, si sono dati da fare per terminare i lavori e sgombrare dal fango i passaggi del percorso.
Le ultime prove sono state piuttosto impegnative, ma hanno avuto il potere di accrescere l’entusiasmo e il coinvolgimento di tutti i partecipanti.
Alle 19.30 dentro il vecchio idroscalo della città c’erano già molti ospiti.
Il percorso ha avuto inizio con la proiezione sulla facciata di uno degli edifici militari alcune immagini storiche della base aeronautica, prima e dopo la costruzione delle aviorimesse di Nervi. Poi si è passati attraverso un sentiero dove impalpabili veli di nylon appesi come lenzuola e illuminati da luci soffuse si muovevano leggeri al ritmo del vento.
Il nylon è stato uno dei materiali che ha caratterizzato questa terza edizione dell’EAC ed è stato posto in contrapposizione alla rete verde, creando in tal modo l’idea di due poli: il maschile, dato dal colore verde della rete e il femminile, dato dal colore bianco del nylon.
Superato il sentiero lo spettatore ha intravisto finalmente uno dei lati del primo hangar. La sapiente illuminazione de iGuzzini ha consentito di dare risalto alla struttura del gigante nerviano che è apparso in tutta la sua maestosità . L’occhio è stato completamente rapito dalla vista della struttura sulla quale è stata proiettata la rielaborazione di una partita-tipo di “Space invaders”, un videogioco arcade del 1978 che ha avuto un enorme successo nonostante sia basato su una struttura piuttosto semplice.
Il tema della guerra, della difesa di un territorio, di confini, di “limiti” che non devono essere oltrepassati è stato alternato con il tema del gioco creando uno stridente binomio. Il video proiettato sulla facciata del primo hangar ha richiamato nei colori uno dei materiali utilizzati: il nylon.
Dopo questo momento di incredula sospensione, si è poi proceduto verso la zona centrale del piazzale della base militare da dove si scorge il mare. Una veduta interrotta dalla recinzione, dal cancello e dal filo spinato.
Lì un gruppo di attori, coordinati dal regista Massimo Pastore, ha recitato alcuni brani tratti da opere della letteratura straniera di tutti i tempi. Inoltre, è stato interpretato dall’attore Salvatore Ciaramidaro il testo scritto per l’occasione dall’autore marsalese Claudio Forti.
Prima di andare al di là della linea di confine, lo spettatore è stato coinvolto nella performance in cui l’elemento femminile e quello maschile si sono uniti in una sorta di danza. Forze di attrazione e forze di repulsione andavano alternandosi.
I due performers, Sandro Dieli (attore e regista palermitano) e Marita Isobel Solberg (voce del gruppo “Mara and the Inner Strangeness” ), sono stati accompagnati da musicisti norvegesi e si sono esibiti creando un groviglio di immagini in cui tutto veniva sovvertito, così che ruoli solitamente ben definiti non si sono cristallizzati, ma hanno vissuto una nuova dimensione di fluidità.
Ai lati dell’ampio piazzale due installazioni: una struttura sferica ed una labirintica. La prima rappresentava l’accogliente mondo femminile, la seconda il cerebrale e strutturato mondo maschile.
I due performers hanno trascinato la folla oltre il cancello e al di là del filo spinato, laddove si è improvvisato un tradizionale gioco dell’infanzia, in cui i partecipanti ragionavano tra loro esprimendosi ciascuno nella propria lingua (una miscellanea di arabo, portoghese, siciliano e norvegese), come a rappresentare ancora una forte resistenza nei confronti di una pacifica convivenza civile.
Nel punto più estremo dell’area militare, al confine con il mare -ulteriore limite da oltrepassare- è stata posta un’altra installazione, attorno alla quale sono state posizionate due sagome che dimenavano i loro corpi, tenuti uniti da fili di nylon e dal materiale della rete verde. Questi lunghi fili, grazie al forte vento che si ostinava a farli ondeggiare, sono riusciti a creare un’immagine suggestiva. Al centro un cubo bianco sul quale sono stati applicati utensili per ipotetici commensali. Proprio lì si sono avvicinati i due performers per partecipare a questo pasto ideale, fino a strappare i fili, quasi come a voler sciogliere l’incanto dell’intera performance, coinvolgendo gli spettatori verso il secondo hangar. Lì sono state proiettate su uno sfondo (questa volta di colore verde) immagini reali dell’inseguimento di un uomo proprio attorno all’area protagonista della serata. Le videoproiezioni confuse e lo sforzo di comprensione compiuto dal visitatore ha acuito l’attenzione e lo spaesamento.
Infine, attraverso un percorso più breve, simbolo dell’avvenuta catarsi, gli spettatori sono ritornati al punto iniziale del percorso stesso.
La partecipazione all’evento ha superato ogni aspettativa.
Nonostante l’ostilità delle condizioni climatiche, sono stati oltre 500 gli spettatori accorsi, segno che il lavoro del workshop internazionale di Architettura e arti contemporanee dell’Ephemeral Arts Connection (organizzato dallo Studio Stardust con il partner accademico Elisava, Scuola Superiore di Design e Ingegneria di Barcellona) continua ad essere apprezzato.
A tal proposito è bene ricordare che vi è stato già un prestigioso riconoscimento, poiché nell’ambito della 7a Biennale Europea del Paesaggio (Barcellona), verrà esposto, a partire dal 27 settembre, il progetto globale dell’EAC 2011, presso la sede del Col-legi d’Arquitectes de Catalunya.
Dopo aver affrontato l’idea del “non finito” (2010) e il concetto del “togliere” (2011), quest’anno, l’EAC 2012 si è proposto con successo di dedicarsi al tema del “limite” sviscerandolo in un luogo emblematico della città di Marsala. Ed è stato forte il desiderio di aprire quest’area e di rendere fruibile opere apprezzate ovunque per la genialità della mente che le ha create. Gli Hangar di Pier Luigi Nervi reclamano una loro ricollocazione nella storia passata e presente della città di Marsala.
L’impegno dello Studio Stardust, tra i vari meriti, ha sicuramente quello di rendere Marsala protagonista di un contesto culturale internazionale dal quale troppo spesso viene emarginata. Un tentativo concreto di dialogo e di interazione tra le culture passando attraverso una circolazione più ampia e ricca di idee in prospettiva di una maggiore crescita culturale delle generazioni a venire.
Il Watermill Center Laboratory, fondato da Bob Wilson, è la fonte di ispirazione degli organizzatori del workshop (Francesco Ducato, Carla Athayde e Serena Del Puglia) per riuscire a creare una rete globale e una connessione tra differenti arti. Il desiderio costante, quindi, di sperimentazione, in un work in progress che non fa altro che confermare quanto soleva dire il grande artista Picasso: “Quando un’opera d’arte non è conclusa è ancora viva, pericolosa. Un’opera conclusa è morta, assassinata”.