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Abele Damiani (politico)

Profili di marsalesi illustri
30/11/2010
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Marsala Turismo
Abele Damiani fu un uomo politico che ebbe grande parte nella storia della nostra Sicilia.
Nacque a Marsala il 2 giugno 1835, figlio di Giuseppe Damiani Sarzana e Giacoma Curatolo. Abele fu il secondo di tre fratelli: il primo fu Antonino, poi Abele e poi la sorella Angelina, che sposò Mario Nuccio all'età di 16 anni.
Damiani studiò i primi anni nel Seminario di Mazara e successivamente completò i suoi studi presso la facoltà di Lettere e Filosofia all'Università di Palermo. Qui si fece apprezzare e stimare per la sua intelligenza spiccata e per i sentimenti di italianità.
Collaborò con alcuni giornali letterari: "Segesta", "La Lira", "Mondo Cosmico"; proprio per un articolo pubblicato su uno di questi, fu ritenuto sospetto dalla polizia e fu tratto in arresto, ma poco dopo fu rilasciato.
Abele ritornò a Marsala nel 1855 in seguito all'immatura morte del padre, per badare agli interessi di famiglia.
Ma da qui si manteneva in relazione epistolare con patrioti e cospiratori siciliani, fra cui il barone Francesco Bentivegna; anzi assunse il pericoloso impegno di far pervenire agli esuli residenti a Malta, la corrispondenza dei cospiratori dell'isola.
Arrestato e fucilato il Bentivegna, A. Damiani, la sera del 10 dicembre 1856 fu arrestato, insieme al fratello Antonio ed altri amici, da gendarmi austriaci e rinchiuso nel carcere duro "La Colombaia" di Trapani. Era accusato di cospirazione contro il Real Governo. Liberato dopo circa un anno di carcere, Damiani, ritenuto capo dei cospiratori marsalesi fu, dal dicembre '57 fino all'aprile '60, considerato come sorvegliato speciale.
Il 4 aprile scoppiò a Palermo la Rivoluzione della Gancia e i marsalesi, la mattina del 7 aprile scesero in piazza con a capo A. Damiani e Andrea D'Anna per simpatizzare con i patrioti di Palermo, al grido di: Viva l'Italia. Dopo aver costituito un comitato cittadino, Damiani si apprestava a recarsi a Palermo a capo di una squadra di insorti, quando, giunta la notizia che l'insurrezione di Palermo era stata domata, dovette riparare a Malta con altri suoi concittadini. Quella traversata fu piuttosto fortunosa.
Compiutosi l'11 maggio lo sbarco di Garibaldi, A. Damiani con tutti gli esuli di Malta, alcuni abbastanza famosi come Nicolò Fabrizi, raggiunse la Sicilia sbarcando a Pozzallo e, congiuntosi con Garibaldi, combatté a Milazzo.
Il Fabrizi, nominato Ministro della guerra dalla dittatura, scelse come suo segretario il Damiani, ma questi, preferendo la vita d'azione, seguì Garibaldi nel napoletano e combatté sul Volturno.
Come Capitano della Guardia ebbe un posto onorevole accanto al Dittatore nell'entrata a Napoli.
Ritornò poi a Marsala, dove nel 1861 fu nominato sindaco e svolse attività politiche molto intense.
Presto rinunziò alla sindacatura per recarsi a Torino dove si tenne in rapporto coi più cospicui elementi della rivoluzione.
Nell'estate del 1862 fu nominato da Garibaldi Soprintendente della spedizione e, dopo la vicenda di Aspromonte, fu prigioniero di guerra al Forte di Bardi, dove rimase più mesi.
Nell'ottobre del 1865, appena trentenne, fu eletto deputato al Parlamento per la circoscrizione di Marsala, Trapani, Alcamo e Messina, dove si batté per l'abolizione della pena di morte.
Da quell'anno fece parte della Camera per undici legislature, dalla IX alla XIX sedendo sempre a sinistra. Si batté per la realizzazione della "Riforma Agraria" perché conosceva bene la situazione del latifondo in Sicilia.
Questo fu un suo grande merito.
Nel 1866 seguì Garibaldi nel Tirolo col grado di Maggiore dello Stato Maggiore e, per la sua eroica condotta in quella campagna, gli vennero conferite le insegne di Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia. (Si guadagnò fra l'altro l'appellativo di "Il più bel ragazzo del Tirolo").
Fu uno dei sottoscrittori della sfida al governo d'Italia in Firenze, con la quale il Partito d'Azione, che aveva la sua anima in Francesco Crispi, impose al governo dei moderati, che pareva voler rinunziare alla capitale storica d'Italia, la condizione: "O Roma o le barricate".
Nel 1881 fece alla Camera un'interpellanza sulla invasione di Tunisi da parte dei francesi, che determinò la caduta del Ministero Cairoli.
Nel 1882, mentre Damiani era a Napoli per operarsi alla gola, arrivò la notizia che Garibaldi era morto. Damiani fece pervenire un drappo rosso ricamato in oro con le parole; "Marsala al suo liberatore", e in questo fu avvolta la salma del defunto.
Nel 1888 fu nominato Sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri, nel Gabinetto Crispi; in tale carica prese parte attiva alla politica estera italiana, specialmente nella stipulazione del Trattato di Uccialli.
Negli anni 1893 e 94 ebbe l'incarico di vice-presidente della Camera.
Nel 1895 cessò di far parte della Camera e nel 1898 fu nominato Senatore a vita del Regno e fece parte di diverse commissioni parlamentari.
Nella nostra città ebbe tanti altri incarichi, come quello di direttore amministrativo dell'Ospedale Civico S. Biagio; sostenne l'interesse del porto di Marsala e fece istituire la Dogana.
A lui si deve la statalizzazione dell'Istituto Tecnico Agrario, che fu intitolato a suo nome.
Inoltre regalò i suoi libri alla Biblioteca comunale, che era stata fondata da suo padre.
A. Damiani morì a Marsala nel 1905 e nel suo testamento lasciò scritto che non voleva alcun funerale e che desiderava un trasporto semplice, senza fiori e discorsi.
Egli fu un uomo molto distinto, galante (non furono poche le sue conquiste), allegro e affascinante. Vestiva all'inglese e amava moltissimo la compagnia.
Fu un personaggio di spicco nella nostra città e sarà sempre ricordato perché il suo nome resta legato a tante opere civiche importanti.

Note:

Tratto da "Profili di Marsalesi Illustri"
a cura dell'associazione pedagogica italiana - sezione di marsala

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